Recensione episodio 7×07, Sing me a song: il confronto tra Negan e Carl Grimes

Era dalla terza stagione che The Walking Dead non registrava ascolti così bassi come quelli dello scorso episodio incentrato su Tara. I dati di ascolto sono quelli di AMC e l’emittente via cavo è sempre ben attenta alle cifre visto che la partnership con Robert Kirkman e Scott M. Gimple è stata rinnovata per un’altra stagione ancora. Le aspettative dopo il cliffhanger erano elevate e dopo il primo episodio da record l’effetto Negan è quasi scomparso, perché lo stesso villain si è visto pochissimo. Non sappiamo ancora quanti ascoltatori si sono sintonizzati su AMC però vi possiamo dire quello che abbiamo visto noi questa sera: un grande episodio. Forse concentrare la trama è l’unica soluzione per salvare uno show come questo dal fallimento, anche se qui in Italia dobbiamo fare i conti con le traduzioni dei titoli che diventano ridicoli, ma questo è poca roba.

Sing me a song (Tu sei il mio sole) si concentra sul confronto tra Negan e Carl Grimes. Il villain ci fa scoprire come funziona il suo mondo, quali sono le regole e le punizioni che vengono inflitte a chi non le rispetta. Negan è così interessato al giovane figlio dello sceriffo Grimes, nonostante lui abbia tentato di ucciderlo e abbia fatto fuori alcuni dei Salvatori, il villain è rapito dal comportamento di questo ragazzetto. In realtà guarda con ammirazione anche Rick, ma come sappiamo Negan è una persona con una morale tutta particolare. È lucidamente folle ed egocentrico, gode nel sottomettere le persone e così quando Carl canta per Lucille e scopre l’occhio, assistiamo ad uno dei momenti più importanti che ci ripaga dell’estenuante attesa. Non c’è bisogno di zombie e spargimenti di sangue, The Walking Dead è questo!

Secondo noi Negan si è mostrato ambiguo, con Carl e Judith si comporta quasi da padre, vuole solo mettere in crisi Rick oppure il villain riesce a provare dei sentimenti puri e si scioglie guardando gli occhi innocenti dei bambini? Forse la piccola è diversa da tutti gli altri, ricordiamo infatti che lo spietato villain ha quasi sterminato la comunità di Oceanside. Dimenticate tutti gli altri ruoli che ha interpretato Jeffrey Dean Morgan, con Negan si è davvero superato, è teatrale proprio come il personaggio del fumetto, e ogni volta che irrompe sulla scena noi ci sentiamo in pericolo!

Finalmente non ci sono più quelle storyline di nicchia degli altri personaggi che, seppur importanti ai fini della trama, sono raccontate in maniera pessima. Ci sono state alcune deviazioni come il confronto tra Rosita ed Eugene e altri che avrebbero meritato un approfondimento come quello tra Padre Gabriel e Spencer. Nel complesso Sing me a song è un episodio equilibrato forse perché ha il “compito” di prepararci al finale di metà stagione e speriamo che il “premio” degli autori per la nostra pazienza non sia un altro cliffhanger epico.


Informazioni su Flavia Montanaro 1120 Articoli
Classe 1985. Appassionata di serie tv. Web editor per una serie di fortunate coincidenze. "Noi non uccidiamo mai chi è vivo". [Rick Grimes]

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