The Walking Dead 8: il finale che è un inizio (recensione)

Un ricordo che sembra quasi un sogno, un padre e un bambino che camminano insieme e si tengono per mano. Oggi è tutto diverso, è quel bambino diventato uomo troppo presto che conduce il padre su un sentiero sicuro e che porta alla sua salvezza morale. Nessuno avrebbe mai immaginato che Carl Grimes sarebbe stato così determinante per il finale di The Walking Dead 8 che arriva dritto al cuore, come non mai. In questo episodio i produttori non potevano certo perdere tempo con le storie dei personaggi secondari, il conflitto tra Rick e Negan doveva risolversi in qualche modo. Non si può tradurre tutto nella gioia/rabbia per il fatto che il villain sia ancora vivo, sapevamo che non sarebbe morto così presto. C’è stato un cambiamento netto e drastico che ha messo fine all’agonia di The Walking Dead, adesso ci sono tutte le basi per costruire un nuovo futuro, il mondo di domani.

La vita continua per Rick Grimes anche se non c’è più Carl e non ci saranno altre passeggiate. Ha una donna. Ha un’altra figlia. È il punto di partenza. Perché The Walking Dead in queste otto stagioni ci ha descritto cosa succederebbe se il mondo fosse infestato da non morti. Robert Kirkman non ha voluto soffermarsi sui pranzi luculliani a base di carne umana e sui banchetti dei vaganti ma sul caos che si è scatenato. È una vecchia storia quella degli sciacalli che se ne approfittano e delle brave persone che sono sempre troppo poche e che spostano l’asticella della bilancia morale. Abbiamo sofferto, abbiamo ucciso, abbiamo pianto. Insieme a Rick Grimes. Quando ha perso suo figlio eravamo troppo attenti a criticare lo show per capire che cosa stava succedendo.

Rick Grimes ha offerto a Negan un’opportunità anche se verrà costruita una cella e sarà imprigionato. Carl ha ricordato al padre chi era e perché noi siamo diversi dai vaganti. In questo finale di The Walking Dead 8 c’è un messaggio attuale e cioè che la guerra si vince solo quando si mettono da parte le armi e si collabora. Dopo aver toccato il fondo e continuato a scavare, possiamo risalire, guardare le cose da un punto di vista diverso. Gli unici nemici sono quelle masse di non morti affamati, esseri che seguono gli istinti primordiali, non dotati di cervello. Probabilmente continuerete a pensare che la serie sia noiosa, però avete più o meno sei mesi per cercare di riflettere sul significato del finale di stagione prima di entrare a far parte del nuovo mondo di The Walking Dead 9.


Informazioni su Flavia Montanaro 1120 Articoli
Classe 1985. Appassionata di serie tv. Web editor per una serie di fortunate coincidenze. "Noi non uccidiamo mai chi è vivo". [Rick Grimes]

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