The Walking Dead: come affrontare l’epidemia zombie? La risposta in un libro

E se scoppiasse davvero un’epidemia zombie come quella di The Walking Dead? Basterebbero solo i kit di sopravvivenza che si vendono su Amazon? Sicuramente no, ecco perché Andrea Gentili, responsabile della sezione scienza su Wired, ha preso le serie tv più amate e ha provato a rispondere alla domanda che tutti noi appassionati del fenomeno zombie ci facciamo spesso. Dovete sapere che i walker di The Walking Dead hanno conquistato gli esperti che hanno condotto degli studi specifici dal punto di vista scientifico.

L’origine del virus zombie di The Walking Dead non è mai stata chiarita da Robert Kirkman, però c’è una branca della medicina che si occupa proprio della distribuzione e della frequenza delle malattie. L’epidemiologia studia la diffusione dei virus, da quelli tipici dell’influenza stagionale, a quelli particolari all’origine dell’influenza suina o aviaria, per citare due esempi tristemente noti. E se ad un certo punto spuntasse anche un virus capace di trasformarci in zombie?

Andrea Gentile, nella parte dedicata a The Walking Dead, ricorda l’ultimo episodio della prima stagione, quando il dottor Edwin Jenner ha parlato di un agente che invade il cervello, simile a quello che causa la meningite ma lui stesso non riesce a dire con certezza se l’epidemia zombie, nello specifico, sia stata scatenata da un batterio, da un parassita o da un virus. E Robert Kirkman non spiega nemmeno come si diffonde perché a lui non interessa l’aspetto scientifico.

Tornando indietro di qualche anno, quando il fenomeno di The Walking Dead non aveva ancora invaso i nostri schermi, sulla rivista “Infectious Disease Modelling Research Progress” è apparso un articolo con i risultati dello studio condotto da un gruppo di matematici canadesi. Gli esperti avevano riprodotto un modello (matematico) applicando i concetti base dell’epidemiologia sostenendo che vi sono tre categorie: le persone sane (S), gli zombie (Z) e i rimossi (R). Le prime sono quelle che possono essere morse dagli zombie e trasformarsi, le seconde invece sono morte per cause naturali e possono risvegliarsi come non morti, gli ultimi invece sono gli zombie abbattuti che possono resuscitare. A queste si aggiunge una categoria di persone che non si sono ancora trasformate, indicate con I.

I risultati delle equazioni del modello SIZR non prevedevano alcun intervento, con conseguenze catastrofiche. Per questo motivo hanno studiato delle soluzioni, come la quarantena. Ma le risposte non erano ancora positive. L’unico modo per sopravvivere ad un’epidemia zombie come quella di The Walking Dead è solo uno: attaccare i non morti. In circa 10 giorni dovrebbero essere debellati. Per l’approfondimento dello studio vi rimandiamo a Wired e chiudiamo il nostro articolo con una “buona notizia” per noi fan. A quanto pare, i fisici statunitensi sono riusciti a studiare le mappe dello stato della Georgia, arrivando alla conclusone che qui la probabilità di sopravvivenza è coerente con quella dell’universo di The Walking Dead.


Informazioni su Flavia Montanaro 1120 Articoli
Classe 1985. Appassionata di serie tv. Web editor per una serie di fortunate coincidenze. "Noi non uccidiamo mai chi è vivo". [Rick Grimes]

Commenta per primo

Rispondi